Il dipendente e l’ordine del superiore: la subordinazione gerarchica nella cessione delle credenziali. Analisi della giurisprudenza di merito

DiAnnamaria Palumbo

Il dipendente e l’ordine del superiore: la subordinazione gerarchica nella cessione delle credenziali. Analisi della giurisprudenza di merito

[Diritto Disciplinare]  [Subordinazione Gerarchica]  [Difesa del Lavoratore]

Un direttore chiede alla propria dipendente di accedere al sistema usando le sue credenziali. La dipendente obbedisce. Può essere sanzionata disciplinarmente? La risposta della giurisprudenza è articolata e molto più favorevole al lavoratore di quanto si possa pensare.

1. Il problema: subordinazione e sicurezza informatica in rotta di collisione

Nei contesti lavorativi caratterizzati da rapporti gerarchici marcati, il dipendente si trova spesso in una posizione di oggettiva difficoltà quando riceve dal proprio superiore una richiesta che collide con le regole di sicurezza informatica: cedere le proprie credenziali, consentire l’uso della propria postazione, non effettuare il log-out in presenza del responsabile. Il diritto disciplinare deve fare i conti con questa realtà.

La giurisprudenza di merito ha elaborato, negli ultimi anni, una linea interpretativa coerente: il vincolo di subordinazione gerarchica è un elemento di contesto che il giudice del lavoro deve necessariamente valutare nel giudizio di proporzionalità della sanzione disciplinare, e che in presenza di condizioni specifiche può escludere integralmente la responsabilità del lavoratore.

2. Il caso paradigmatico: Trib. Napoli n. 423/2023

La pronuncia del Tribunale di Napoli (25 gennaio 2023, n. 423) è la più compiuta elaborazione di questi principi nella giurisprudenza di merito. Il caso riguardava una dipendente che aveva consentito al proprio direttore di utilizzare la sua postazione e le sue credenziali di accesso. L’azienda aveva irrogato una sanzione disciplinare. Il Tribunale l’ha annullata, valorizzando due ordini di ragioni strettamente correlati.

In primo luogo, la condotta della dipendente era espressione di una prassi aziendale diffusa e tollerata: non si trattava di una deviazione individuale, ma di un comportamento generalizzato che coinvolgeva numerosi colleghi e che non era mai stato oggetto di formale contestazione o revoca. In secondo luogo, e questo è il profilo più innovativo della decisione, il giudice ha specificamente valorizzato la difficoltà, per il lavoratore, di opporsi a richieste provenienti da superiori gerarchici. In un rapporto di lavoro subordinato, l’autorità del superiore non è solo formale: è percepita come un obbligo, e la resistenza a una sua direttiva comporta rischi concreti di ritorsione o conflitto.

3. I cinque elementi del giudizio di esculpazione

Componendo le indicazioni della giurisprudenza — Trib. Napoli Nord 423/2023, Trib. Varese 181/2023, Cass. pen., sez. V, n. 72/2020 — è possibile individuare cinque elementi concreti che il giudice valuta per escludere la responsabilità disciplinare del dipendente che ha ceduto le credenziali su richiesta del superiore:

ElementoContenutoEffetto
Prassi generalizzataLa condotta era diffusa nell’organizzazione, non limitata al singolo episodioEsclude la colpevolezza individuale
Tolleranza gerarchicaI superiori conoscevano e tolleravano la prassi, senza mai contrastarla formalmenteRafforza il ragionevole affidamento del dipendente
Assenza di revoca formaleNon vi sono stati richiami, circolari o comunicazioni che vietassero espressamente la condottaEsclude la consapevolezza dell’illecito
Condizione di subordinazioneIl dipendente era gerarchicamente sottordinato a chi ha richiesto la cessione delle credenzialiRiduce significativamente la libertà di rifiutare
Formazione carente o assenteIl datore di lavoro non aveva fornito istruzioni chiare sul divieto di cessioneAggrava la responsabilità del datore, attenua quella del lavoratore

4. Il limite invalicabile: la consapevolezza dell’illiceità

La tutela del lavoratore gerarchicamente subordinato ha un confine preciso: non può essere invocata quando il dipendente era pienamente consapevole dell’illiceità della condotta. Se l’azienda aveva comunicato formalmente il divieto di cessione, se il dipendente aveva ricevuto formazione specifica, se vi erano stati precedenti richiami per condotte analoghe, la subordinazione gerarchica non è sufficiente a escludere la responsabilità. In questi casi, il lavoratore avrebbe potuto (e dovuto) rifiutare la richiesta del superiore, ricorrendo se necessario alle procedure interne di segnalazione.

La Cassazione penale (SS.UU., n. 41210/2017) ha precisato che, anche per i pubblici ufficiali tenuti al rispetto di obblighi di servizio particolarmente stringenti, la condotta resta abusiva quando è ontologicamente incompatibile con le finalità per cui l’accesso è stato attribuito. A fortiori, il dipendente privato non può invocare la gerarchia come scudo assoluto.

5. Le implicazioni per il datore di lavoro: il ‘boomerang’ disciplinare

La giurisprudenza analizzata produce un effetto paradossale per il datore di lavoro che non gestisce correttamente la sicurezza informatica: la stessa prassi di condivisione delle credenziali che egli ha tollerato (o addirittura incoraggiato indirettamente attraverso richieste dei dirigenti) diventa uno scudo per il dipendente che intende impugnare la sanzione disciplinare. L’azienda si trova nella scomoda posizione di dover dimostrare di aver vietato formalmente una condotta che in realtà non ha mai contrastato.

L’unico modo per spezzare questo circolo vizioso è costruire preventivamente un sistema di compliance credibile: policy scritta, formazione documentata, segnalazione delle violazioni, intervento tempestivo sulle prassi non conformi. Solo un’azienda che ha investito in questi strumenti può legittimamente sanzionare il dipendente che cede le credenziali — anche se lo fa su richiesta del superiore.

6. Il conflitto tra subordinazione e whistleblowing

Un profilo emergente, ancora poco esplorato dalla giurisprudenza, riguarda l’interazione tra l’obbligo di segnalare le violazioni di sicurezza (art. 2 D. Lgs. 24/2023 sul whistleblowing) e il vincolo gerarchico. Il dipendente che riceve dal superiore una richiesta di cessione delle credenziali si trova tecnicamente nella condizione di dover segnalare una condotta illecita che è proprio il superiore a richiedere. La disciplina sul whistleblowing offre tutele specifiche contro le ritorsioni: vale la pena valutare se e in che misura queste tutele possano essere invocate in questo contesto.

✦ NOTA PRATICA Per i responsabili delle risorse umane: prima di avviare un procedimento disciplinare per cessione di credenziali, verificare scrupolosamente: (1) se esiste una policy scritta che vieta la condivisione, firmata dal lavoratore; (2) se il lavoratore ha ricevuto formazione specifica sul punto; (3) se la condotta era diffusa nell’organizzazione; (4) se la richiesta proveniva da un superiore gerarchico; (5) se il superiore stesso è stato — o sarà — sanzionato. L’asimmetria nell’applicazione delle regole disciplinari è uno dei principali motivi di annullamento giudiziale delle sanzioni.

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